I ragionamenti non sono mai banali

Come Sindacato Finanzieri Democratici, ci siamo affacciati in questo mondo che ci “contiene” che è
il mono dei “Servitori dello Stato in uniforme”. Avremo da fare del cammino perché sicuramente i
problemi sul tamburo e sulla pelle di tutti sono tanti e per questo noi ci siamo dichiarati e ci
dichiariamo, per i nostri colleghi, disponibili per essere i loro portavoce, il loro megafono per
amplificare la voce nell’interesse del Personale tutto. Siamo preoccupati, su tutte le altre
problematiche del fenomeno dei suicidi in divisa. Non riteniamo che sia solo una questione di
percentuali e di statistiche. Anche un solo suicida ci mette in estrema preoccupazione. Questo
problema sarà secondo noi da sviscerare e comprendere, da capirne le cause e le concause. Non
crediamo che tutto si debba liquidare dando la colpa alla debolezza di chi è arrivato al quel gesto. Può
esserci una quota parte anche di questo ma capire se possa trattarsi di rapporti logori, mancanti o di
costrizioni illegittime ed illegali sarà uno dei nostri obiettivi.
Questo lo faremo ma sempre tenendo d’occhio che noi, Guardia di Finanza, siamo strumento che
deve essere utile al Paese e quindi gli obiettivi non possono fermarsi ad essere corporativi. Non ci
fermeremo a trattare argomentazioni economiche, di tutela sul posto di lavoro e disciplinari.
Noi riteniamo sia nostro compito anche valutare la nostra struttura e capire quanto sia funzionale alla
Collettività e quanto invece qualche volta sia solo fine a se stessa.
Cercheremo di capire se il Corpo sia al passo con i tempi oppure con il tempo sia diventato una
farraginosa macchina piena di burocrati, burocrazia e una miriade di compiti che ci coinvolgono
facendoci perdere di vista l’obiettivo principale di Polizia Economico Fiscale e Tributaria.
Prima però c’è da fare un distinguo tra i Gestori della res pubblica e i Servitori dello Stato, dei quali
facciamo parte, ed anche tra Servitori e Servitori.
I primi, quelli che gestiscono il nostro Stato, la nostra Nazione, il nostro Paese, sono stati da noi eletti
e deputati a farlo e ci rappresentano o dovrebbero farlo.
Poi ci sono i Servitori dello Stato che fanno i Commessi alla Camera ed al Senato, quelli che fanno i
Barbieri e gli Estetisti nei palazzi del Potere, quelli che gestiscono le bouvette sempre negli stessi
palazzi, che “servono il Paese” stando al caldo con pochissimi rischi e tanti emolumenti, e poi ci sono
tutti gli altri.

Ci sono quelli che fanno più o meno lo stesso lavoro di quelli appena accennati negli Enti Locali
decentrati: Regioni, Provincie e poi giù giù a scendere fino all’ultimo dipendente pubblico.
Poi ci sono i Servitori dello Stato in Uniforme che a loro volta si dividono in Servitori dello Stato in
Uniforme Civili e Servitori dello Stato in Uniforme Militari.
Non li abbiamo voluti mettere in ordine di importanza, li abbiamo elencati a caso e lasciamo alla
fantasia di ognuno metterli in ordine di importanza, di simpatia oppure di utilità.
Fatto questa premessa però vorremmo fare un ragionamento più attinente al lavoro che noi facciamo
tutti giorni e per farlo vorremmo disquisire sul perché delle cose e delle scelte che man mano nel
corso degli anni e dei secoli vengono fatte dall’essere umano e dalle organizzazioni degli Stati.
Il settore dei “Servitori” che occupiamo noi è inglobato nel macrosettore delle Forze di Polizia o
Forze dell’Ordine.
Abbiamo detto macrosettore perché all’interno di questa branchia di lavoratori, per motivi a noi
ignoti, si sono creati cartelli di competenze a dir poco assurdi.
Un esempio fra tutti: L’ordine e la sicurezza pubblica sono competenza universalmente riconosciuta
in capo al Ministro dell’Interno eppure ad esercitare quelle funzioni sono chiamati soggetti che, a loro
volta, dipendono da svariati Dicasteri: Interni, Difesa, Giustizia, Finanze, Agricoltura e Foreste e chi
più ne ha più ne metta.
Queste dipendenze derivate implicano a loro volta a discendere, organizzazioni Civili e/o militari per
cui sono stati formati ed esistono Comandi, Direzioni, Dipartimenti ed anche qui chi più ne ha più ne
metta. A capo di tutti questi organismi dipendenti pensiamo esistano migliaia di dirigenti generali e
via via a scendere, anelli di catene infinite di Direzione e di Controllo. Molto meno le catene
operative.
Questo è il dato di fatto sulle Forze di Polizia in Italia ad oggi. Bene? Male? Vogliamo essere i primi
della classe? Non sappiamo dirlo. Sappiamo però che, tendenzialmente in tutte le nazioni evolute del
mondo non funziona così:
Per l’Ordine e la Sicurezza dello Stato e per la salvaguardia dello Stato e della sua Economia nel 96%
delle Nazioni va in altra maniera. Normalmente si tratta di un unico strumento dirigenziale con
subordinati settori specifici di competenza, ma questo è nel 96%.
Noi auspicheremmo, per una questione di economizzare le risorse, che tutto andasse in quella
direzione ma essendo nel 4% di quelli che vanno in direzione contraria, vorremmo che, pur
mantenendo questa assurda direzione si arrivasse ad avere le forze dell’Ordine con lo stesso Status.
Riteniamo che sia il momento di cambiare passo e direzione.
Ci si deve interrogare, ed ottenere risposta, in merito allo “Status” di coloro che debbono garantire
l’ordine e la sicurezza pubblica e tutelare l’erario, il fisco, la spesa pubblica e quant’altro sia di
interesse collettivo e della Nazione, a prescindere dagli interessi di “bottega” o di “casta”. Dobbiamo
mirare agli interessi collettivi.
Noi siamo convinti che le Forze dell’Ordine, in uno Stato Democratico, non debbano essere militari.
Solamente in Paesi a scarsa vocazione Democratica i militari garantiscono l’ordine e la sicurezza, ma
l’Italia, da che parte sta?
E’ normale che i militari siano agenti e ufficiali di Polizia Giudiziaria e Polizia Tributaria? Noi
riteniamo di no: siamo convinti di ciò, anche guardandoci attorno in Europa e nel Mondo intero.
I militari sono altra storia, altra struttura organizzativa ed hanno soprattutto funzioni e compiti che
non debbono essere quelli dell’ordine e della sicurezza pubblica e tantomeno debbono essere vocati
alla tutela di imposte e tasse. Quando ci sono i militari ad occuparsi di ciò significa che si è in piena
emergenza e che le organizzazioni preposte alla sicurezza collettiva hanno fallito la propria missione
e poi diciamocela tutta, i fatti successi nel tempo ma anche recentemente non è che possano far dire
che militare è sinonimo di integrità e di efficienza. A volte ci troviamo a conoscere situazioni aberranti
che proprio la scarsa democratizzazione e trasparenza permettono che avvengano

Dobbiamo avere il coraggio di voltare pagina e ricondurre il Corpo della Guardia di Finanza alla
stregua della Polizia di Stato, come Corpo Civile di Polizia Economico Finanziaria
La situazione contingente della pandemia, l’intenzione da tutte le forze politiche esternata in merito
ad una doverosa riorganizzazione dell’apparato dello Stato, non può non affrontare il problema
dell’Organizzazione della Guardia di Finanza. (forse anche dei Carabinieri).
Noi ci rivolgiamo a tutte le forze politiche del Paese che abbiano a cuore una vera e nuova
organizzazione dell’apparato Statale.
Nel corso degli anni sono state fatte tante riforme e rivisitazioni del Fisco e per la Guardia di Finanza
non si è avuto il coraggio di procedere alla sua smilitarizzazione.
Noi siamo convinti che nessuna funzione propria e specifica del Corpo derivi dallo Status militare.
Noi da subito potremmo essere smilitarizzati e mantenere le stesse qualifiche e funzioni che ci
permettono di essere operativi a tutela del fisco, delle tasse, delle imposte, in contrapposizione ai
potentati economico finanziari che sfruttano carenze strutturali di controllo per arricchirsi ai danni
della collettività, in contrapposizione anche gli ambienti mafiosi e della malavita organizzata sempre
più voracemente e prepotentemente riescono a gestire affari miliardari illegali, che vanno dalla
produzione di energie rinnovabili, al traffico dei rifiuti, al traffico degli esseri umani. Questa gente si
può fermare con un controllo attento e potente dei flussi di danaro e anche questo dovrebbe essere un fiore all’occhiello per l’impiego della Guardia di Finanza.
Anche le associazioni mafiose hanno da tempo cambiato il modus operandi. Non c’è più una
contrapposizione fisica e militare ma una infiltrazione preoccupante negli ambienti economicofinanziari. Da tempo le organizzazioni Camorristiche e militari viaggiano con i “colletti bianchi” usando per il proprio malaffare manovalanza incontrollata ma che deve diventare assolutamente controllabile.
Noi non abbiamo la bacchetta magica per indicare quale sia il percorso da intraprendere. Noi ci
permettiamo di dire che non si può e non si deve, nell’interesse del Paese, continuare nel percorso
che attualmente si sta facendo.
Una Guardia di Finanza con oltre 140 generali, non può certo dirsi che stia funzionando a livello
ottimale se i dati dell’evasione sono peggiorati rispetto a quando nella Guardia di Finanza c’erano, al
massino una quindicina di generali.
Stiamo diventando la quinta forza armata e non serve a nessuno. Stiamo diventando la seconda
Marina Militare, con un naviglio che sembra una flotta. Non può andare avanti così, non serva al
Paese.
Noi siamo disponibili per confrontarci con chiunque per tracciare un percorso condiviso che non sia
corporativo, di casta o di posizione con l’obiettivo, e lo diciamo per l’ennesima volta, che vada
nell’interesse del Paese.
Se non ora, quando?