Lettera Luigi Traverso per Portogruaro 19 giugno 2019

Portogruaro, 11 giugno 2019

 OGGETTO: VALUTAZIONE DI FATTIBILITA’ PER LA COSTITUZIONE DI UN SINDACATO PER LA GUARDIA DI FINANZA

Dopo 43 anni siamo qui per valutare se esistano le condizioni per costituire un sindacato per il personale della Guardia di Finanza.

Ci si vede tra amici, vecchi e nuovi che hanno un tratto di percorso della loro vita che li accomuna.

Tutti abbiamo fatto parte o facciamo parte del Corpo della Guardia di Finanza.

Tutti abbiamo in mente, chi da più tempo, chi da meno, che sia indispensabile individuare un organismo che possa garantire la tutela del personale e che possa dare indicazioni ed indirizzi in merito all’organizzazione del Corpo del quale facciamo o abbiamo fatto parte.

C’è da vergognarsi che nella patria del Diritto si sia dovuta pronunziare la Corte di Giustizia Europea per dire che anche i Militari hanno diritto a costituirsi in sindacato.

Sono richieste che molti di noi hanno avanzato circa quarant’anni orsono senza mai essere ascoltati ma solamente perseguitati. 

Le nostre richieste però, andavano ben oltre alla richiesta di un Sindacato. Non si limitavano ad una tutela del personale ma avevano l’ambizione di mettere in discussione la militarità della Guardia di Finanza e non nell’interesse del personale ma nell’interesse del Paese.

Le nostre richieste avevano l’obiettivo di chiedere la smilitarizzazione della Guardia di Finanza e solo in seconda battuta la logica e normale conseguenza di costituire un sindacato.

Personalmente non riesco a digerire che le Fiamme Gialle debbano rientrare nel contesto dei Militari. Mi permetto di dire che noi, siamo altra cosa. La nostra militarità è, dopo la fine della seconda guerra mondiale, solamente un non senso, una forzatura, una atipicità rispetto al resto dell’Europa e del Mondo intero. 

Penso quindi che non si possa e non si debba perdere di vista il problema più importante che è la riforma della Guardia di Finanza con la conseguente smilitarizzazione e sindacalizzazione.

Tutto ciò può sembrare obiettivo irraggiungibile ma penso che sia l’unico gioco che possa valere la candela.

Se si perdono di vista questi obiettivi sono a dire che ritengo che una sigla in più o in meno, da inquadrare in una scacchiera di pseudo-sindacalisti militari sia inutile.

Costituire un Sindacato Militare dei Finanzieri nel terzo millennio mi sembra che sia più un insuccesso che un successo.

Può sembrare un bisticcio la mia affermazione ma ritengo che l’adattarsi ed accettare un sindacato Militare per la Guardia di Finanza sia riduttivo e potrebbe anche essere castrante.

Sono convinto che, di fronte ad una decisione della Corte Europea che ha sconfessato tutte le posizioni protezionistiche dei politici e dei vertici militari susseguitisi in questi ultimi quaranta anni, tendenti a negare un sindacato ai militari, gli stessi politici e gli stessi vertici militari stiano lavorando, per fare in modo che i nascenti sindacati siano amalgamati, omogenei e subordinati ai vertici di ogni Arma o Corpo.

Ho la sensazione che si vada nella direzione di confezionare una Rappresentanza bis, con mille vincoli, con mille mutilazioni, con un precostituito timore reverenziale, con la possibilità dei vari comandanti di convocare e indottrinare, insomma un bel carrozzone che manderà ai vari comandanti uscenti e subentranti lettere di stima e di deferente rispetto, che timidamente e rispettosamente tratterà questioni di tutela del personale ma con garbo e senza entrare nel campo dell’operatività che sarà sempre presa a pretesto per far si che ogni azione venga messa all’angolo.

Vorrei ricordare, ma lo saprete tutti benissimo, che quella legge, la 382/78, genesi della Rappresentanza Militare, era indirizzata a tutto il mondo militare e in quel momento la Pubblica Sicurezza era militare, ma non fu sottoposta a quelle norme che probabilmente ne avrebbero ritardato, se non impedito la smilitarizzazione.

Come si arrivò ad escludere la Pubblica Sicurezza da quella legge?

Se lo ricorderanno sicuramente in pochi ed allora vale la pena citarne sinteticamente il perché.

Erano gli anni di piombo. In un clima di paura ed incertezza legato a tensioni sociali ed al fenomeno terroristico delle brigate rosse, il fermento negli operatori della Pubblica Sicurezza ma anche nella Guardia di Finanza, fecero maturare il dibattito sulla democratizzazione e smilitarizzazione dei poliziotti.

Il ministro dell’Interno di allora, Francesco Cossiga, pur vigente la 382/78 autorizzò, con un atto denominato poi “Circolare Cossiga” le assemblee nelle Questure, legalizzando di fatto il movimento di riforma che si stava battendo per smilitarizzare la Polizia di Stato.

Una circolare svincolò la Pubblica Sicurezza da una legge dello Stato.

Noi non riuscimmo, ed è colpa nostra, a sensibilizzare il Ministro delle Finanze, se non erro Visentini, ed entrammo nell’avventura della Rappresentanza militare che ci ha portato a spasso per 38 anni ed ha fatto cadere nell’oblio la smilitarizzazione del Corpo.

Molti di noi hanno fatto un percorso difficile e tortuoso per cercare di dare il minimo dei diritti agli appartenenti al Corpo, rivendicando sindacalizzazione e smilitarizzazione, quando, verso la fine degli anni settanta, il Movimento era nelle condizioni di potercela fare è uscita dalla scatola magica la 382/78 che ha inventato quegli organismi non rappresentativi. Potevi parlare di poco e nessuno ti ascoltava. Fui contro visceralmente dall’inizio ed il movimento allora fece ampia discussione e dibattito prevalendo, la maggioranza, per partecipare a quella rappresentanza per tentare di cambiarla. Malgrado la mia contrarietà accettai la decisione e sprecai tante delle mie modeste risorse per provare a cambiare quella cosa, piena di non democrazia, piena di niente. Presentai il mio primo volantino nel 1980, per le elezioni dicendo che mi dichiaravo disponibile per trasformare la rappresentanza in sindacato e passai le pene dell’inferno per poi non riuscire nel mio intento.

Adesso ci si propone un altro Cavallo di Troia e dobbiamo valutare se aprire le porte e farlo entrare oppure verificarne i contenuti. Mi auguro che non si facciano gli errori degli anni settanta dove decidemmo di entrare nella R.M e ci siamo persi.

Penso che varrebbe la pena di sondare quali disponibilità ad affrontare il problema ci possa essere da parte di tutte le forze politiche odierne che, in troppe, non sanno neanche se la Guardia di Finanza sia o non sia militare e forse non sanno neanche quanti generali ci siano in un Corpo di meno di settantamila uomini, né quali funzioni essi abbiano, nell’interesse collettivo.

Io sono ormai diversamente giovane e sono convinto di servire poco o nulla alla vostra causa, vi posso solamente dire che è anche la mia, che ci credo, ma che per poterla perseguire, affrontare e portare a compimento si debbono trovare risorse vive ed energiche che non possono che essere quei colleghi in servizio che si debbono assumere l’onere di essere i portabandiera di un’impresa che sarà epica perché andrà a toccare interessi personali e corporativi ma che se realizzata porterà un enorme giovamento alla nostra amata Italia ed anche al personale tutto che si dedica con spirito di sacrificio ad espletare il proprio lavoro nell’interesse collettivo.

Buon lavoro

Luigi Francesco Traverso

luigifrancesco.traverso@gmail.com